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POLITICA
Benedetto XVI ha incontrato il direttore generale dei Legionari di Cristo
17 giugno 2010
Oggi, 17 giugno, il Papa ha incontrato in Vaticano il direttore generale dei Legionari di Cristo, Alvaro Corcuera. Il faccia a faccia si è tenuto a porte chiuse.
    In una nota dei Legionari si legge che padre Corcuera ha ringraziato il pontefice per la sua "attenzione paterna" e gli ha garantito "l'adesione incondizionata" di tutta la congregazione e del movimento Regnum Christi ad essa legato. Sempre secondo quanto diffonde il comunicato, Ratzinger ha assicurato che continuerà a ricordare nelle proprie preghiere sia i Legionari, sia Regnum Christi; ha inviato loro un saluto e li ha benedetti "con molto affetto".
   Espressioni diplomatiche che tuttavia potrebbero preludere alla nomina, da parte della Santa sede, di un delegato apostolico in grado di fare ordine in una realtà, quella dei Legionari, ancora sotto choc.

   I Legionari di Cristo furono fondati dal sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado, morto il 30 gennaio 2008. Nel corso della sua vita, Maciel è stato coinvolto in numerosi scandali sessuali e ha in pratica condotto una doppia esistenza, collezionando rapporti more uxorio con due donne diverse, da cui ha avuto tre figli. Grazie alle sue potenti amicizie in Vaticano e alla consegna del silenzio che aveva imposto ai suoi collaboratori, Maciel è riuscito per più di cinquant'anni a sfuggire alle accuse e anzi a ingrandire il prestigio e la ricchezza della congregazione. 
   Bisognerà attendere il 2006 perché il leader indiscusso dei Legionari venga sospeso a divinis. Nel maggio di quest'anno, un comunicato della Santa Sede affermava: "I gravissimi e obiettivamente immorali comportamenti di Padre Maciel, confermati da testimonianze incontrovertibili, si configurano, talora, in veri delitti e manifestano una vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso".
   
POLITICA
Spagna: nella Legge sulla libertà religiosa, nuove regole contro il burqa
16 giugno 2010

Il ministro spagnolo della Giustizia, Francisco Caamaño, ha annunciato questo 15 giugno che l'esecutivo guidato da Josè Luis Rodriguez  Zapatero limiterà l'uso del burqa nei luoghi pubblici. Si tratterebbe infatti di un elemento difficilmente compatibile "con la dignità dell' essere umano e soprattutto con una necessità fondamentale come l'identificabilità delle persone negli spazi pubblici". 

Le nuove norme saranno contenute nella "Legge sulla libertà religiosa", un testo organico che, a quanto risulta, vieterà anche l'esposizione di simboli religiosi in scuole e uffici pubblici ed eliminerà ogni elemento religioso dalle cerimonie nazionali, ad esempio i funerali di Stato.


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permalink | inviato da F.Co. il 16/6/2010 alle 1:10 | Versione per la stampa
POLITICA
Padre Zanotelli: "Il Vaticano non sia più uno Stato"
12 giugno 2010

(di Francesco Cocco - pubblicato su Affaritaliani.it del 7 giugno 2010)

Sacerdote, missionario, scrittore. Instancabile conferenziere. Punto di riferimento per una galassia di movimenti una volta definita "no global". Questo è padre Alex Zanotelli. Tanti anni spesi tra i poveri dell'Africa, prima in Sudan poi in Kenia, quindi il ritorno in Italia: a Napoli, al Rione Sanità. In mezzo, la direzione del mensile Nigrizia e la scoperta di internet, con la Rete Lilliput. Oggi, l'impegno per la campagna referendaria che vuole abrogare la legge Ronchi: quella sull'affidamento ai privati dei servizi idrici. In un periodo assai travagliato per la figura sacerdotale, questo prete non proprio qualsiasi spiega ad Affaritaliani la sua idea di società e di Chiesa. Lanciando una proposta rivoluzionaria.


Padre Zanotelli, perché ha deciso di concentrarsi sull'acqua, tanto da partecipare a una campagna referendaria?

Perché è una questione decisiva. Se questo bene verrà privatizzato, sarà la fine di tutto. Inutile poi illudersi, parlare di democrazia: sarebbero tutte prese in giro. Oggi il popolo italiano è ancora sensibile all'argomento. Se otterremo questa vittoria, che io giudico "politica" nel vero senso della parola e non "partitica", l'acqua sarà il primo dei beni comuni che saremo riusciti a recuperare. Per tornare a un minimo di democrazia, e quindi anche di politica, dobbiamo infatti recuperare i beni comuni e governarli, come sostiene il premio Nobel per l'Economia 2009, Elinor Ostrom. Se l'acqua sarà privatizzata, non avremo solo cinquanta milioni di morti per fame, ma cento milioni di morti per sete, perché non avranno i soldi per comprare l'acqua. Non si può predicare il Vangelo della vita e non essere presenti su un tema tanto importante.


Lei, un missionario comboniano, opera oggi a Napoli, una città che dal punto di vista politico-amministrativo sta vivendo un forte cambiamento con la fine del "bassolinismo". C'è ancora qualche contatto fra l'avvicendarsi delle stagioni politiche e la vita quotidiana delle persone? Cambia qualcosa anche per loro?  

Non cambia assolutamente nulla. Il centrosinistra ha sposato quello che io chiamo il "businness", ed è questo il peccato di Bassolino. Altrettanto ha fatto il centrodestra. Il problema non è più se vince la destra o la sinistra. C'è qualcuno che ha già stravinto: il mercato. E il mercato rispetta una sola legge, quella del profitto. Paghiamo tutti per questo: sui rifiuti, per esempio. La Campania è una regione che sta morendo. I potentati economico-finanziari hanno imposto il fatto che incenerendo guadagnano. E allora non c'è raccolta differenziata che tenga. In Campania sono vent'anni che mondo industriale del Nord e Camorra ci hanno sepolto di rifiuti tossici. In più, l'incenerimento. L'importante diventa fare profitto, non la salute della gente. Io credo invece che acqua  e aria siano diritti fondamentali.


Facciamo un passo indietro. Nel 2005 lei  scrisse una lettera aperta al neoeletto papa Benedetto XVI chiedendogli un impegno per l'Africa nella scia del suo predecessore Giovanni Paolo II. Affermò pure che nella stessa Chiesa non possono convivere “uomini dei dolori” e "altrettanti Pilato". Cinque anni dopo, ritiene che il pontificato di Joseph Ratzinger abbia realizzato le sue speranze, riguardo al Terzo mondo? 

E' difficile fare analisi su periodi brevi. Il Papa ha tenuto parecchi discorsi e pronunciamenti abbastanza chiari, insieme all'enciclica "Caritas in veritate" che è un buon documento su questi problemi. Però è un insegnamento che non riesce ad arrivare a un livello base, che non entra nel quotidiano, nelle catechesi delle parrocchie e nelle omelie dei preti. Non ci siamo proprio. In Occidente c'è una profonda schizofrenia fra ciò che proclamiamo in chiesa e quello che viviamo.


L'11 giugno si chiude l'Anno sacerdotale. Proprio negli ultimi mesi, l'immagine del prete ha subito dei duri colpi, anche per la scoperta di diversi casi di pedofilia fra i religiosi. Crede che  la figura del sacerdote sia in crisi? E se sì, perché?

Non solo la società ma anche la Chiesa stanno passando un momento difficilissimo. Riconosco a papa Ratzinger il coraggio di aver detto almeno la verità. Ha affermato che questa è una chiesa ferita e bisognosa di conversione. La pedofilia è un crimine, con tutto ciò che questo comporta a livello di perdita di fiducia da parte della gente. Ma il problema più grosso per i preti è quello della poca speranza. C'è la sensazione che molti sacerdoti abbiano tirato i remi in barca, che non sappiano più dove andare. E purtroppo anche a livello di conferenze episcopali, di vescovi, non c'è una spinta forte: c'è paura. Io credo ci sia bisogno di una conversione strutturale della Chiesa, non solo personale. Una conversione che deve partire dalla curia romana. E questo può riuscire a farlo solo un concilio, non un papa.


Auspica un Concilio vaticano terzo?

Uno degli errori del Concilio vaticano secondo è stato non fare la riforma della curia.


A proposito di riforme: il celibato dei preti è un problema?

Sì, son tutti problemi, ma io provo a ragionare in chiave strutturale.


Cioè?

E' ora che il Vaticano venga ripensato. Come si fa a pensare al Papa come capo di stato? Immaginiamoci Gesù Cristo come capo di stato. Impossibile, ha rifiutato tutto! Nel secolo scorso, l'unico modo di dare indipendenza al papato era creargli intorno il concetto di stato. Oggi invece l'Onu è riconosciuta da tutto il mondo e non è uno stato. Immagini se il Papa non fosse più un capo di stato: quanto sarebbe libero di girare e incontrare chi vuole! Oppure di rifiutarsi, per esempio nel caso di dittatori sanguinari. Per il Vaticano bisogna uscire da questo concetto di stato, un miliardo di cattolici ci si riconoscerebbero ugualmente. C'è da ripensare tutta la struttura, il rapporto fra centro e periferia. Ormai ci sono cinquemila vescovi, è una struttura grossa. Abbiamo bisogno di cose molto più snelle e semplici. E solo a un concilio potrebbe riuscire una tale riforma.




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permalink | inviato da F.Co. il 12/6/2010 alle 16:8 | Versione per la stampa
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